La maggior parte dei MURI che dividono i Paesi è stata costruita soprattutto nel 2005 e nel 2015, quando ne vennero eretti 14 sparsi tra Francia e Gran Bretagna, in Norvegia, Svezia, Austria, Ungheria, Polonia, Slovenia, Grecia, Bulgaria e Macedonia. E parliamo solo di Europa. Il continente con il maggior numero di muri è l’Asia, con il 56% del totale, seguita da Europa (26%) e dall’Africa (16%). A vincere il premio del Paese con più muri in assoluto, ovviamente, è Israele, che ne ha 6.

Ma oltre questi muri fisici, esistono i muri commerciali, che definiscono un concetto diverso: protezionismo.

In teoria sarebbe il contrario di globalizzazione, il modello economico neo-schiavista che ha prevalso negli scorsi decenni. Produrre a poco costo altrove e vendere ad alto costo in casa. Ma in questo modo, i grandi economisti e politici, non avevano pensato che si sarebbe prodotto un "impoverimento" in casa propria, dovuto alla disoccupazione crescente. É vero che la disoccupazione aiuta le imprese a mantenere bassi i salari ( se vuoi lavorare devi accettare queste condizioni) ma é anche vero che il mercato si restringe e si vendono meno prodotti, i PIL si riducono, e con essi il prelievo fiscale.

Ma ecco arrivare una cometa che purtroppo per lui si é presentato con una arroganza ed un aspetto fisico fastidioso alle masse, che ha peró introdotto un cambiamento importante: " american first" che vuol dire: si deve tornare a produrre in casa per ricreare ricchezza interna. Loro hanno materie prime, primi al mondo per gas, petrolio, e per esempio, miniere pari al 6% mondiale del tungsteno (leghe per aerei e missili), all’8% del silicio (microprocessori), al 24% del borato (vetro e magneti), all’88% del berillio (apparecchiature elettroniche, industria aerospaziale), al 10% della fosforite (concimi). Quindi possono permetterselo.

Ma noi in Europa? Non siamo altrettanto ricchi, soprattutto dopo che abbiamo intrapreso la strada della distruzione dei rapporti commerciali con il nostro fornitore "naturale" di materie prime. La Russia. L'Europa continua a dipendere fortemente dalle importazioni di materie prime critiche (i cosiddetti critical raw materials), tra cui, ad esempio, silicio, rame, terre rare, nichel, cobalto, grafite, manganese ed elementi del gruppo del platino. Il tutto è inoltre complicato dal fatto che alcune parti della catena del valore sono altamente concentrate, spesso in Cina.

E quindi quale é la "giusta" risposta politica da dare? Come al solito i nostri politici vedono lontano. Alzare i Muri: Infatti, il 10 marzo, a seguito dell’incontro della Task Force UE-USA sull'Inflation Reduction Act, Washington e Bruxelles hanno annunciato di volere cooperare sulla diversificazione delle catene di approvvigionamento dei minerali critici e delle batterie. Il Consiglio Europeo ha presentato, questo 16 marzo, la legge sulle materie prime critiche - Critical Raw Materials Act (CRMA), tassello fondamentale per definire il ruolo dell’UE nella produzione di batterie per la transizione energetica.

Entro il 2030 ( sempre questo onnipresente 2030), l’UE dovrà raggiungere i seguenti quattro obiettivi. Durante la fase di estrazione, almeno il 10% del consumo dovrà essere domestico; durante la fase di lavorazione, almeno il 40%; durante il riciclo, almeno il 15%. Infine, la quota di ogni materia prima strategica proveniente da un paese terzo non potrà eccedere il 65%.

Questo si chiama "protezionismo". Questo significa andare incontro a rincari strepitosi delle materie prime. Questo significa erigere un Muro che comporterá la necessaria Difesa armata delle conseguenti aree di competenza.

Per chi non vuole vedere le ragioni vere che sono dietro a questa "guerra per commissione" che stiamo facendo alla Russia, provi a fare qualche riflessione alla luce di questi dati.

L'Occidente vuole fare una prova di forza con le aree emergenti, e vuole erigere Muri non solo fisici, ma anche economici e culturali.

Vedremo come andrá a finire.
Ugo Busatti
La maggior parte dei MURI che dividono i Paesi è stata costruita soprattutto nel 2005 e nel 2015, quando ne vennero eretti 14 sparsi tra Francia e Gran Bretagna, in Norvegia, Svezia, Austria, Ungheria, Polonia, Slovenia, Grecia, Bulgaria e Macedonia. E parliamo solo di Europa. Il continente con il maggior numero di muri è l’Asia, con il 56% del totale, seguita da Europa (26%) e dall’Africa (16%). A vincere il premio del Paese con più muri in assoluto, ovviamente, è Israele, che ne ha 6. Ma oltre questi muri fisici, esistono i muri commerciali, che definiscono un concetto diverso: protezionismo. In teoria sarebbe il contrario di globalizzazione, il modello economico neo-schiavista che ha prevalso negli scorsi decenni. Produrre a poco costo altrove e vendere ad alto costo in casa. Ma in questo modo, i grandi economisti e politici, non avevano pensato che si sarebbe prodotto un "impoverimento" in casa propria, dovuto alla disoccupazione crescente. É vero che la disoccupazione aiuta le imprese a mantenere bassi i salari ( se vuoi lavorare devi accettare queste condizioni) ma é anche vero che il mercato si restringe e si vendono meno prodotti, i PIL si riducono, e con essi il prelievo fiscale. Ma ecco arrivare una cometa che purtroppo per lui si é presentato con una arroganza ed un aspetto fisico fastidioso alle masse, che ha peró introdotto un cambiamento importante: " american first" che vuol dire: si deve tornare a produrre in casa per ricreare ricchezza interna. Loro hanno materie prime, primi al mondo per gas, petrolio, e per esempio, miniere pari al 6% mondiale del tungsteno (leghe per aerei e missili), all’8% del silicio (microprocessori), al 24% del borato (vetro e magneti), all’88% del berillio (apparecchiature elettroniche, industria aerospaziale), al 10% della fosforite (concimi). Quindi possono permetterselo. Ma noi in Europa? Non siamo altrettanto ricchi, soprattutto dopo che abbiamo intrapreso la strada della distruzione dei rapporti commerciali con il nostro fornitore "naturale" di materie prime. La Russia. L'Europa continua a dipendere fortemente dalle importazioni di materie prime critiche (i cosiddetti critical raw materials), tra cui, ad esempio, silicio, rame, terre rare, nichel, cobalto, grafite, manganese ed elementi del gruppo del platino. Il tutto è inoltre complicato dal fatto che alcune parti della catena del valore sono altamente concentrate, spesso in Cina. E quindi quale é la "giusta" risposta politica da dare? Come al solito i nostri politici vedono lontano. Alzare i Muri: Infatti, il 10 marzo, a seguito dell’incontro della Task Force UE-USA sull'Inflation Reduction Act, Washington e Bruxelles hanno annunciato di volere cooperare sulla diversificazione delle catene di approvvigionamento dei minerali critici e delle batterie. Il Consiglio Europeo ha presentato, questo 16 marzo, la legge sulle materie prime critiche - Critical Raw Materials Act (CRMA), tassello fondamentale per definire il ruolo dell’UE nella produzione di batterie per la transizione energetica. Entro il 2030 ( sempre questo onnipresente 2030), l’UE dovrà raggiungere i seguenti quattro obiettivi. Durante la fase di estrazione, almeno il 10% del consumo dovrà essere domestico; durante la fase di lavorazione, almeno il 40%; durante il riciclo, almeno il 15%. Infine, la quota di ogni materia prima strategica proveniente da un paese terzo non potrà eccedere il 65%. Questo si chiama "protezionismo". Questo significa andare incontro a rincari strepitosi delle materie prime. Questo significa erigere un Muro che comporterá la necessaria Difesa armata delle conseguenti aree di competenza. Per chi non vuole vedere le ragioni vere che sono dietro a questa "guerra per commissione" che stiamo facendo alla Russia, provi a fare qualche riflessione alla luce di questi dati. L'Occidente vuole fare una prova di forza con le aree emergenti, e vuole erigere Muri non solo fisici, ma anche economici e culturali. Vedremo come andrá a finire. Ugo Busatti
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