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  • Itzhak Bentov e gli studi sulla coscienza
    Itzhak Bentov e gli studi sulla coscienza
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  • SAPEVI CHE IL MITO DELLA CAVERNA DI PLATONE RIVELA LA NATURA DELLA NOSTRA REALTÀ?
    Allegoria che sfida la nostra percezione del mondo
    Nel libro VII de "La Repubblica",
    (Platone presenta una delle allegorie più celebri e profonde della filosofia occidentale) il Mito della Caverna. Questo racconto non è solo una narrazione affascinante, ma anche uno strumento potente per comprendere la teoria della conoscenza e la percezione della realtà, concetti centrali nel pensiero platonico
    Immaginate una caverna oscura dove un gruppo di prigionieri è incatenato fin dalla nascita. Questi prigionieri sono immobilizzati in modo tale che possono guardare solo verso una parete di fronte a loro. Dietro i prigionieri, c'è un fuoco e, tra il fuoco e i prigionieri, c'è un sentiero rialzato. Su questo sentiero passano persone che portano oggetti e figure di varie forme, proiettando ombre sulla parete che i prigionieri possono vedere. Per questi prigionieri, quelle ombre sono l'unica realtà che conoscono
    Le ombre nella caverna simboleggiano l'ignoranza e la percezione limitata di coloro che non hanno raggiunto la conoscenza vera. Rappresentano una realtà distorta e superficiale, una metafora di come le apparenze e le percezioni possano ingannare la nostra comprensione della vera natura delle cose.
    Il mito prende una svolta significativa quando uno dei prigionieri viene liberato. All'inizio, questo prigioniero prova un dolore acuto e una confusione intensa nel venire esposto alla luce del fuoco e, infine, al sole del mondo esterno. La luce è accecante, e il prigioniero lotta per comprendere questa nuova realtà. A poco a poco, i suoi occhi si abituano, e inizia a vedere il mondo così com'è: colori, forme, la vastità del cielo e lo splendore del sole. Questo processo simboleggia il cammino verso la conoscenza e l'illuminazione intellettuale, un viaggio arduo e doloroso, ma profondamente trasformativo.
    Il prigioniero liberato si rende conto che le ombre nella caverna non sono la realtà, ma semplici illusioni. Nel suo desiderio di condividere questa rivelazione, torna nella caverna per liberare gli altri. Tuttavia, al suo ritorno, trova resistenza e viene frainteso da coloro che sono ancora incatenati. Per loro, le ombre restano l'unica realtà valida, e l'idea di una realtà diversa è inconcepibile e minacciosa. Questo ritorno sottolinea la difficoltà di trasmettere e accettare la verità in un mondo abituato alle illusioni, un riflesso della resistenza umana al cambiamento e all'accettazione di nuove verità.
    Il Mito della Caverna, quindi, non illustra solo la teoria epistemologica di Platone, ma anche la sua visione sull'educazione e il ruolo del filosofo nella società. Il filosofo, come il prigioniero liberato, ha la responsabilità di guidare gli altri verso la luce della conoscenza, anche se ciò comporta affrontare l'incomprensione e la resistenza.

    https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02qLckEC9FbPxQgWAS418BYkrsjNaLZEuBZZoXQSXi2h8zufQb88SZGd8EdoJAX8W3l&id=100072273937263
    SAPEVI CHE IL MITO DELLA CAVERNA DI PLATONE RIVELA LA NATURA DELLA NOSTRA REALTÀ? Allegoria che sfida la nostra percezione del mondo Nel libro VII de "La Repubblica", (Platone presenta una delle allegorie più celebri e profonde della filosofia occidentale) il Mito della Caverna. Questo racconto non è solo una narrazione affascinante, ma anche uno strumento potente per comprendere la teoria della conoscenza e la percezione della realtà, concetti centrali nel pensiero platonico Immaginate una caverna oscura dove un gruppo di prigionieri è incatenato fin dalla nascita. Questi prigionieri sono immobilizzati in modo tale che possono guardare solo verso una parete di fronte a loro. Dietro i prigionieri, c'è un fuoco e, tra il fuoco e i prigionieri, c'è un sentiero rialzato. Su questo sentiero passano persone che portano oggetti e figure di varie forme, proiettando ombre sulla parete che i prigionieri possono vedere. Per questi prigionieri, quelle ombre sono l'unica realtà che conoscono Le ombre nella caverna simboleggiano l'ignoranza e la percezione limitata di coloro che non hanno raggiunto la conoscenza vera. Rappresentano una realtà distorta e superficiale, una metafora di come le apparenze e le percezioni possano ingannare la nostra comprensione della vera natura delle cose. Il mito prende una svolta significativa quando uno dei prigionieri viene liberato. All'inizio, questo prigioniero prova un dolore acuto e una confusione intensa nel venire esposto alla luce del fuoco e, infine, al sole del mondo esterno. La luce è accecante, e il prigioniero lotta per comprendere questa nuova realtà. A poco a poco, i suoi occhi si abituano, e inizia a vedere il mondo così com'è: colori, forme, la vastità del cielo e lo splendore del sole. Questo processo simboleggia il cammino verso la conoscenza e l'illuminazione intellettuale, un viaggio arduo e doloroso, ma profondamente trasformativo. Il prigioniero liberato si rende conto che le ombre nella caverna non sono la realtà, ma semplici illusioni. Nel suo desiderio di condividere questa rivelazione, torna nella caverna per liberare gli altri. Tuttavia, al suo ritorno, trova resistenza e viene frainteso da coloro che sono ancora incatenati. Per loro, le ombre restano l'unica realtà valida, e l'idea di una realtà diversa è inconcepibile e minacciosa. Questo ritorno sottolinea la difficoltà di trasmettere e accettare la verità in un mondo abituato alle illusioni, un riflesso della resistenza umana al cambiamento e all'accettazione di nuove verità. Il Mito della Caverna, quindi, non illustra solo la teoria epistemologica di Platone, ma anche la sua visione sull'educazione e il ruolo del filosofo nella società. Il filosofo, come il prigioniero liberato, ha la responsabilità di guidare gli altri verso la luce della conoscenza, anche se ciò comporta affrontare l'incomprensione e la resistenza. https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02qLckEC9FbPxQgWAS418BYkrsjNaLZEuBZZoXQSXi2h8zufQb88SZGd8EdoJAX8W3l&id=100072273937263
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  • Federico Faggin al Wired Next Fest Trentino: “È inutile pretendere che il computer capisca, non capirà mai un tubo”

    Partendo dai principi di meccanica quantistica, il fisico inventore del microchip difende i concetti di coscienza e libero arbitrio e condanna chi descrive il corpo umano come una macchina

    [a]https%3A%2F%2Fwww.wired.it%2Fvideo%2Fwatch%2Fle-interviste-del-wired-next-fest-trentino-2024-federico-faggin-al-wired-next-fest-trentino-2024-e-inutile-pretendere-che-il-computer-capisca-non-capira-mai-un-tubo[/a]
    Federico Faggin al Wired Next Fest Trentino: “È inutile pretendere che il computer capisca, non capirà mai un tubo” Partendo dai principi di meccanica quantistica, il fisico inventore del microchip difende i concetti di coscienza e libero arbitrio e condanna chi descrive il corpo umano come una macchina [a]https%3A%2F%2Fwww.wired.it%2Fvideo%2Fwatch%2Fle-interviste-del-wired-next-fest-trentino-2024-federico-faggin-al-wired-next-fest-trentino-2024-e-inutile-pretendere-che-il-computer-capisca-non-capira-mai-un-tubo[/a]
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    L’avvento dell’intelligenza artificiale è solo l’ultimo passo di un percorso iniziato con il positivismo che vuole ridurre gli esseri umani a macchine ed escludere dalla conoscenza umana ciò che non si può spiegare attraverso la scienza. Per questo è
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  • É Così ! Per essere Felici serve smetterla di vivere nella Competizione e iniziare a Collaborare. La Competizione Divide, la Collaborazione non competitiva Moltiplica.

    “La legge della biologia richiede cooperazione. La legge dell' economia richiede competizione. Quindi, una societa' competitiva e' intrinsecamente patologica. La competizione e' l'esatto contrario della risonanza: come faccio a risuonare con qualcuno se debbo competere con lui, perche' o vinco io o vince lui? Finche' esiste un regime fondato sulla competizione tra gli esseri umani il problema della felicita' non potra' mai essere risolto”.
    Emilio Del Giudice
    É Così ! Per essere Felici serve smetterla di vivere nella Competizione e iniziare a Collaborare. La Competizione Divide, la Collaborazione non competitiva Moltiplica. “La legge della biologia richiede cooperazione. La legge dell' economia richiede competizione. Quindi, una societa' competitiva e' intrinsecamente patologica. La competizione e' l'esatto contrario della risonanza: come faccio a risuonare con qualcuno se debbo competere con lui, perche' o vinco io o vince lui? Finche' esiste un regime fondato sulla competizione tra gli esseri umani il problema della felicita' non potra' mai essere risolto”. Emilio Del Giudice
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  • Sull'intelligenza artificiale dice Noam Chomsky:
    "La mente umana non è, come ChatGPT e i suoi simili, una macchina statistica e golosa di centinaia di terabyte di dati per ottenere la risposta più plausibile a una conversazione o la più probabile a una domanda scientifica".
    Al contrario... "la mente umana è un sistema sorprendentemente efficiente ed elegante che opera con una quantità limitata di informazioni. Non cerca di danneggiare le correlazioni dai dati, ma cerca di creare spiegazioni. [...] ]

    Smettiamola di chiamarla allora "Intelligenza Artificiale" e chiamiamola per quello che è e fa un "software di plagio" perché "Non crea nulla, ma copia opere esistenti, di artisti esistenti, modificandole abbastanza da sfuggire alle leggi sul copyright.
    Questo è il più grande furto di proprietà intellettuale mai registrato da quando i coloni europei sono arrivati nelle terre dei nativi americani. "

    Noam Chomsky, New York Times - 8 marzo 2023
    Sull'intelligenza artificiale dice Noam Chomsky: "La mente umana non è, come ChatGPT e i suoi simili, una macchina statistica e golosa di centinaia di terabyte di dati per ottenere la risposta più plausibile a una conversazione o la più probabile a una domanda scientifica". Al contrario... "la mente umana è un sistema sorprendentemente efficiente ed elegante che opera con una quantità limitata di informazioni. Non cerca di danneggiare le correlazioni dai dati, ma cerca di creare spiegazioni. [...] ] Smettiamola di chiamarla allora "Intelligenza Artificiale" e chiamiamola per quello che è e fa un "software di plagio" perché "Non crea nulla, ma copia opere esistenti, di artisti esistenti, modificandole abbastanza da sfuggire alle leggi sul copyright. Questo è il più grande furto di proprietà intellettuale mai registrato da quando i coloni europei sono arrivati nelle terre dei nativi americani. " Noam Chomsky, New York Times - 8 marzo 2023
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